Bar Sport

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Il film, ambientato alla metà degli anni settanta, racconta episodi di vita quotidiana che coinvolgono clienti abituali e avventori di un modesto bar della provincia bolognese.Da una gita fuori porta per pranzare in un angusto agriturismo consigliato da uno dei clienti, a sfortunate trasferte per seguire il Bologna, fino ai racconti delle gesta di improbabili e surreali campioni sportivi, per poi concludere con la classica riffa natalizia organizzata dal gestore: a far da cornice a tutto ciò c’è sempre il Bar Sport (Wikipedia).

Un film come bar sport, uscito a qualche settimana dal This Must Be The Place di Sorrentino, permette tramite paragoni di fare una veloce summa del cinema italiano attuale e, perché no, passato.

Il fatto è che la struttura narrativa di questo Bar Sport non ha potuto non ricordarmi (come per il film di Sorrentino) uno dei padri del nostro cinema: Federico Fellini. Merito di alcuni suoi lavori è di riproporre scene di vita popolare in maniera molto sentita, senza l’ausilio di una vera e propria trama e facendole susseguire così come si vive la vita. Ne avevo già parlato per This must be the place qualche settimana fa (mi ricordava molto la regia di Roma di Fellini) e devo ora ribadirlo perché Bar Sport ha a mio parere molte analogie con Amarcod, altro capolavoro assoluto del regista riminese. L’ambientazione si sposta di poco sia da un punto di vista temporale (dagli anni ’20 agli anni ’70) che da un punto di vista geografico (si passa da Rimini a Bologna), i personaggi sono tutti di estrazione popolare e vengono raccontati con le loro singolarità come a far entrare lo spettatore nello spirito di un paese dove “tutti si conoscono”;  le vicende come detto poc’anzi si susseguono senza una vera e propria trama.

Cosa cambia da Amarcord a Bar Sport (al di là che di Fellini ce n’è uno)? Manca nella maniera più totale la tensione drammatica, tutto si svolge in maniera leggera, tutti sorridono sempre, tutti i fatti sono simil-divertenti, vogliono far ricordare “il tempo che fu” tramite un rassegna di macchiette, cose simpatiche, spirito italiano. E’ vita reale questa? Ciò che ha reso grande il nostro cinema è a mio parere la capacità di saper miscelare in dosi perfette la goliardia tipica del nostro paese con i drammi piccoli e grandi che ci accompagnano ogni giorno; questo film non lo fa e oltre a non farlo non ha nemmeno quella leggerezza tale da poterlo definire un film comico (e allora sì che ci starebbe stata l’assenza totale di serietà).

La visione risulta quindi abbastanza piatta per non dire noiosa, non succede mai nulla di così interessante o intimamente toccante da poter sentirsi rapiti dall’essenza della pellicola, tutto scorre in maniera del tutto anonima. Altro lato negativo del film è la persistente voce fuori campo del narratore, con tanto di effetto eco: non l’ho proprio sopportata! Dimenticabili anche le digressioni animate sul calcio e il ciclismo, oltre che quella tendenza in alcuni tratti al surrealismo: sono state scelte che personalmente non ho trovato per nulla azzeccate.

Pregio del film (anche se non lo risolleva più di tanto) è il cast, composto da nomi che apprezzo molto. Il barista intorno al quale girano tutte le vicende è Giuseppe Battiston, attore che personalmente adoro e che ho trovato giustissimo seppur in un contesto non del tutto riuscito. Claudio Bisio non mi è mai piaciuto come attore e anche qui non l’ho trovato né più né meno di tutti gli altri film che ha girato. Angela Finocchiaro (altro nome che adoro) non è stata certamente all’altezza della sua nomea regalandoci la parte di una vecchietta ben scritta, espressiva di viso ma nulla più; molto meglio invece l’altra vecchietta interpretata da Lunetta Savino che sfoggia un invidiabile accento emiliano. Tante anche le apparizioni celebri tra le quali ricordo Antonio Cornacchione (sempre il solito), Teo Teocoli (un cameo esilarante, forse la parte che mi è più piaciuta del film) e Claudio Amendola (faccia di bronzo come sempre).

Concludo con un monito: registi italiani e non, vi prego, vi supplico, BASTA UTILIZZARE LA CANZONE “THE PASSENGER” DI IGGY POP NEI VOSTRI FILM! Un brano più che abusato che sa parecchio di mancanza di originalità.

 

BAR SPORT
Massimo Martelli, Ita.ia 2011, 93′
VOTO (Max 5)
3
VOTO RISATA

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.