Babadook

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Fortunatamente ci sono serate in cui in TV non fanno nulla e che mi costringono a guardare qualche DVD o Bluray di quelli che compro e alla fine restano lì a prendere la polvere. Su questa scia ieri sera mi sono riguardato Babadook, un horror che mi aveva colpito moltissimo già quando lo vidi al cinema e che ho acquistato in Bluray in una confezione che era davvero un sacrilegio lasciare in negozio (per gli appassionati posto una foto in fondo alla recensione!).

Trama: “Sei anni dopo la morte violenta del marito Amelia è ancora in lutto, ma lotta per dare un’educazione al figlio ribelle di 6 anni, Samuel. Quando l’inquietante libro di fiabe Babadook arriva in casa la donna rimane sempre più vittima di allucinazioni incontrollabili, mentre il bambino diventa mano a mano più imprevedibile e violento. Amelia, seriamente spaventata dal comportamento del figlio, è costretta a fargli assumere dei farmaci, ma quando comincia a percepire una presenza sinistra intorno a lei, inizia ad insinuarsi nella sua mente il dubbio che la creatura su cui Samuel l’ha messa in guardia possa essere reale”.

Senza dubbio il miglior horror del 2014 (a meno che non me ne stia dimenticando qualcuno) ed uno dei miei film preferiti quell’anno, un lavoro acclamato dalla critica che Stephen King ha definito “profondamente disturbante”.  Sapete che sono un horrorofilo, sono molto sputino sul tema e critico nei confronti della piega che ormai il genere ha preso in questi anni, se non per i film non made in USA. Questa pellicola viene fatalità dall’Australia con furore e, cosa che mi piace ancora di più, è diretto da una donna, tale Jennifer Kent, che non solo mostra a tutti i suoi colleghi maschietti come si fa a fare un film davvero inquietante, non solo spiega che non serve fare la gara “a chi ce l’ha più grosso” sparando effetti speciali come se piovessero e CGI fuori controllo, non solo insegna che basta una buona idea e le capacità dietro la macchina da presa (il film è costato solo 2 milioni di dollari), ma riesce a fare tutto questo mantenendo la sua femminilità ed anzi direi quasi esaltandola.

Una di voi nel commento ad una foto che ho pubblicato inerente il film ha scritto “per una madre questo film è devastante”, ed io (anche se non sono né madre né donna) condivido appieno: uno dei fattori di originalità della pellicola sta proprio nel descrivere una situazione familiare particolarmente pesante per una donna, il dover crescere da sola un figlio diciamo non particolarmente “tranquillo” dopo la tragica morte del proprio marito. Trovo meraviglioso che un film decisamente horror punti così tanto sulla storia, sul mettere al centro il rapporto mamma/figlio indipendentemente da quello che sarà il “pericolo” della situazione. La pellicola parte descrivendo una situazione già di per sé difficile, descrive i problemi relazionali del piccolo, il suo essere non volutamente fastidiosissimo nei continui urli, nel pianto sforzato, nel digrignare i denti, ed al contempo la situazione mentale di questa madre frustrata, sola e incapace di trovare una soluzione per rasserenare il bimbo. C’è sì un’entità malvagia, ma questa arriva solo dopo e a corredo di tutto il resto, lo stato d’animo della protagonista non è finalizzato a creare espedienti narrativi per parlare del mostro di turno, ma serve solo per creare atmosfera, per cominciare a far percepire l’ansia, la stanchezza e quel barlume di esaurimento nervoso che ha colpito la donna e che man mano che si va avanti diventerà sempre più ingestibile. E la cosa che mi piace è che la regista non indugia a svestire la protagonista di tutto, la mette psicologicamente a nudo con lo spettatore spingendosi persino (in una scena secondo me geniale) ad entrare letteralmente nella sua intimità più profonda, come a toglierle ogni segreto e dignità con una certa vena di sadismo. Ho proprio percepito una sorta di continua violenza senza remore nei confronti del personaggio nel volerla torturare così, nel vederla vivere una situazione difficile, disperata, traumatica in cui come in un tunnel manca sonno, lucidità ed energie per poter non impazzire completamente.

Oltre a tutto questo c’è anche Babadook, un non-identificato boogeyman che entra tra le pieghe di questa situazione per portarla alle estreme conseguenze. E che dire…l’ho adorato. L’ho adorato perché al di là dell’inquietantissimo (ed efficacissimo) libro per bambini con il quale viene evocato, più che venirci “presentato” ci viene fatto percepire come in classiconi che adoro tipo “La cosa” di Carpenter, con lenti movimenti di macchina, con carrellate e zoomate decisamente pensate per far restare con il fiato sospeso. In pratica si vede pochissimo ma cavolo che ansia e che paura che fa venire il percepire la sua presenza nascosta, quanta tensione che riesce a creare! Il merito va tutto naturalmente ad una regia perfetta, che dosando inquadrature, oggetti di scena sparsi qua e là e moltissimo buio per creare un effetto “vedo/non vedo”, tiene lo spettatore sul filo del rasoio e lo costringe a ricercare il pericolo nelle immagini come se fosse subdolamente nascosto. Ad aiutare in questo una fotografia che ho apprezzato molto, piena di grigi, di colori metallici, di luci fredde ed un sonoro a dir poco perfetto che sopperisce alla totale mancanza di musiche creando un’atmosfera tensiva, inquietante e oltremodo spaventosa con rumori fastidiosi, forti tonfi inaspettati e naturalmente i versi di Babadook.

Altra cosa che da cinefilo ho amato alla follia è stata il richiamo più o meno evidente al mondo del cinema. Oltre al già citato Carpenter il film ha indubbiamente tratto spunto dallo Shining di Kubrick (soprattutto nella seconda parte), dall’intramontabile Esorcista e, per la mia gioia, c’è una importante citazione diretta di “I tre volti della paura” del nostro Mario Bava, film che ho sempre sostenuto aver inventato parte dell’horror moderno (oltre che aver dato il nome alla band dei Black Sabbath). Inutile dire che per quanto amo Bava la citazione mi sarebbe da sola bastata per farmi piacere il film ah ah. Altre citazioni dirette sono fatte facendo passare alcuni film alla televisione, film tra i quali voglio ricordare oltre ai classici cartoni animati in bianco e nero della Disney (inquietantissimi!) , “Le voyage dans la lune” di Méliès che insieme a degli spezzoni di documentari e a pezzi di telegiornale ci ricordano come siamo circondati da pericoli imminenti se non addirittura dalla morte stessa.

Non dirò invece nulla sul finale per non spoilerare nulla, ma vi assicuro che è uno dei più belli e originali che abbia visto per il genere. BABADOOK DOK DOK!

BABADOOK
The Babadook
Jennifer Kent, Australia 2014, 90’
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.