Baarìa

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baariaTrama (wikipedia): “Il film racconta la vita nel comune siciliano di Bagheria a partire dagli anni trenta fino agli ottanta circa. Il tutto viene visto tramite la storia di una famiglia in tre diverse generazioni…”

Protagonista è Peppino Torrenuova, il rappresentante della seconda generazione, attraverso il quale si vede l’evolversi del paese. All’interno del film sono presenti riferimenti alla mafia, al fascismo e alle lotte sociali post-belliche”. L’ultimo lavoro di Giuseppe Tornatore, candidato ma non vincitore dell’oscar come miglior film straniero nel 2010, risulta essere molto classico. La trama di per sé non ha un suo svolgersi lineare nel senso che si tratta di una serie di avvenimenti legati l’uno all’altro solo in parte; è un susseguirsi di vicende con un filo conduttore (alcuni cittadini di Bagharia e la città stessa) ma senza il suo naturale svolgimento, climax e conclusione.

Il che non è un male se si pensa che la stessa soluzione l’aveva adottata Fellini in “Amarcord”, nel quale descriveva un anno della sua infanzia con i ricordi legati in questa maniera. La differenza sostanziale sta nell’arco temporale ricoperto dalla vicenda che qui è molto più lungo, trovando similitudini con film come “C’era una volta in America” di Leone.

L’operazione di Tornatore è quella di descrivere un arco di tempo come se stesse immaginando i ricordi di una persona: l’infanzia con tante immagini ma “veloci” (quando si dice che la gioventù passa in un attimo) e un’età adulta più vissuta e più “lenta”, il tutto sottolineato da un montaggio frenetico nella prima parte e molto più “riflessivo” nella seconda. E in tutto questo arco la storia non è intesa nel senso classico ma è proprio l’artificio Felliniano dell’accostare tante immagini, tante scene belle, divertenti o drammatiche di un naturale svolgersi di vita.

Alcune critiche mosse al film sono relative all’affrontare la tematica della politica; il lavoro parla infatti di un uomo con un credo e una militanza di sinistra, fattore che si mescola indissolubilmente con l’aspetto umano del personaggio. In genere mi innervosisco molto a vedere film smaccatamente politicizzati che cercano in maniera un pò viscida di passarti delle idee. Qui invece Tornatore è stato assolutamente onesto intellettualmente. Ha descritto sì il cammino di un uomo politico, ma in maniera reale, con le sue passioni politiche di gioventù ma anche con le disillusioni verso il suo partito (quando torna dalla Russia ha capito per esempio cosa sia realmente il comunismo russo) o il passaggio da una gerenazione di “giovani rivoluzionari” a quella di “vecchie leve” con la figlia che gli dà del fascista (per il suo autoritarismo) o coi nuovi partiti di giovani comunisti che criticano la sua posizione come troppo conservatrice.

In questo quadro ci sta quindi il finale, diverso dal messaggio che ci aveva lasciato Fellini (che nel suo Amarcord sottolineava la ciclicità della vita che torna sempre sugli stessi binari ma che al contempo progredisce): passato e presente si compenetrano a vicenda. Se noi oggi siamo qui è perchè c’è stato quel passato. Il finale è proprio un elogio alla compresenza di passato e presente, Peppino “bimbo” che visita la Bagharia di oggi e ritrova l’orecchino di sua figlia ne è l’esempio lampante. I piani temporali si mischiano per lasciare spazio solo alla dimensione umana; al di là del quando sono successe certe cose, sono le storie, le persone, i sentimenti di ogno tempo a vivere e ad essere sempre presenti. Ed è questo lo spirito di una città ,i suoi ricordi, le sue persone e le sue case, presenti, passate e future. Interessante notare come una conclusione simile si possa trovare anche nel recente “Mine vaganti” di Ferzan Ozpetek: tematiche comuni per il cinema italiano di questi anni?

Bravo Tornatore insomma, anche se dovendo fare un appunto non ho apprezzato l’estremo classicismo del lavoro come non l’ho riconosciuto nella parte prettamente registica forse un pò troppo pulita e semplice per come l’ho conosciuto.

Frase celebre: “Noi Terranuova vorremmo abbracciare il mondo, ma abbiamo le braccia troppo corte”

BAARIA
Giuseppe Tornatore, ITALIA/FRANCIA -2009, 150′
VOTO (max 5)

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.