Auguri per la tua morte

Letto 223 volte

Al cinema trovo un enorme cartellone con la foto di una torta di compleanno vista dall’alto e un coltellaccio infilato con un inquietante riflesso sulla lama. La scritta di glassa era il titolo del film, “Auguri per la tua morte”, mentre in alto si leggeva “dai produttori di Scappa – Get out (wow!), The visit (bello, originale!) e La notte del giudizio (interessantissima idea iniziale). Insomma era la trappola perfetta per un horrorofilo come me, che sebbene abbia già perso da anni ed anni la fiducia in questo genere (soprattutto per pellicole americane) ogni volta ci spera sempre.

Una fredda sera di inizio dicembre con notevole ritardo sono andato quindi a vederlo, in una situazione che per qualsiasi film minimamente degno di fare paura sarebbe stata ottima: domenica sera, ultimo spettacolo (ore 22.30) e sala totalmente vuota a parte noi, roba che mi sarebbe bastato davvero un nulla per un Jumpscare + annesso infarto fulminante. E invece l’unica cosa che mi ha portato fino alla fine della pellicola è stata la fiducia inutilmente riposta data dalle mie aspettative.

Sì perché la trama come idea è davvero interessante, in pratica (non faccio neanche il solito riassuntino) c’è questa Tree (sì, una ragazza che si chiama “albero”…c’ho messo metà film a capire che fosse davvero così) che il giorno del suo compleanno viene uccisa da un uomo mascherato, e che dopo l’omicidio si risveglia lo stesso giorno come se fosse in un loop temporale rivivendo decine di volte la sua morte. Che ok, so che sembra una caz*ata, ma se ci pensate poteva essere la buona occasione per portare sullo schermo qualcosa di molto originale, perché partendo da un’idea più che abusata (quanti film conoscete in cui il protagonista rivive sempre lo stesso giorno?) ma applicandola ad un contesto horror si poteva tirare fuori molto a mio parere.

Nello specifico per tutta una prima parte del film ho creduto che come in nobili predecessori quali il mio adorato Quella casa nel bosco, il film fosse un pretesto per prendere in giro un certo tipo di cinema. Penso a tutti i cliché della protagonista che va al college, dei rapporti disinibiti tra ragazzi, dell’assassino vestito di nero e incappucciato che non parla, del suo coltello e di quella inquietante, inquietantissima maschera. Anche se a dire il vero più che di cliché e di “horror classico” direi che la cosa può ormai puzzare di vecchio (e parecchio!) visto che il capostipite dell’horror Slasher (come è a tutti gli effetti questo film) è convenzionalmente l’Halloween di Carpenter, anno 1978 – praticamente quarant’anni fa (per non parlare dei precursori come “Reazione a catena” di Mario Bava, 1971).

La questione è che tutto quello che mi si proponeva sullo schermo aveva un nonsoché di TROPPO già visto, il che giustapposto ad alcune scene di omicidio devo dire dirette discretamente e ad un taglio di altre che sfiora quasi la commedia romantica, mi facevano pensare ad un regista dietro la macchina da presa intento a confondere lo spettatore, a cambiare i registri come faceva il buon Lucio Fulci, a prendere in giro i film di genere partendo da una trama davvero troppo basica per essere presa sul serio usata come base per un prodotto che fosse originale, semplice ma efficace. E invece no, sono stato palesemente ingannato dal mio voler trovare le fig*te dove non ci sono: dalla seconda metà in poi è stato chiarissimo che l’intenzione non era quella, ma il film con tutte quelle caratteristiche è stato proprio voluto così, senza alcun altro intento. Momento di sgomento per me.

Mi sono quindi accorto che gli inutili siparietti divertenti erano solo trash (becero), che la storia non aveva alcun senso, che c’erano delle pesanti incongruenze nei personaggi, che c’erano dei profondi buchi di trama e che soprattutto c’era una esatta volontà di morale finale alla “rivivendo il giorno della mia morte ho imparato che devo essere più buona”, roba che per uno brutto e cattivo come me che al cinema cerca sempre il torbido suona come una mazzata nei denti.  Parafrasando Nanni Moretti “ma che siamo in un film tipo A Christmas Carol”?

Grande, grande delusione, la prossima volta oltre a farmi abbindolare dai produttori mi guarderò anche il trailer del film prima di entrare in sala. Peccato perché la maschera di quel killer…brrrr, mi vengono i brividi. Occasione sprecata!


AUGURI PER LA TUA MORTE

Happy Death Day
Christopher Landon, USA 2017, 96’
VOTO (Max 5)
3

About ilpina

ilpina

Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.