Alice in Wonderland: boccone amaro per i burtoniani

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Premetto due cose: sono un grande fan di Burton e ho amato i libri di Carroll “Alice nel paese delle meraviglie” e “Attraverso lo specchio e quello che Alice vi trovò” quindi sarò di parte.


LA STORIA

Prima di parlare del film in toto preferisco fare una parentesi sulla storia. Mi ha colpito il modo di trattare la materia da parte di Lina Woolverton, sceneggiatrice di “Il re leone” e autrice della sceneggiatura di Alice in Wonderland. L’idea di partenza dalla quale è partita è stata semplice: Alice è sempre stata una storia priva di senso, un viaggio caratterizzato da un susseguirsi di eventi bizzarri; per fare una storia più “matura” utilizzando la stessa materia era quindi necessario dare un certo spessore alla vicenda, ai personaggi e in genere dare un filo logico, un plot vero e proprio. E’ fortemente avvertita nel film la necessità di far comprendere, di spiegare, di dare un carattere reale ai personaggi e soprattutto delle motivazioni per quel carattere. A parer mio questa scelta è stata deleteria per il film. Uno dei punti di forza (se non il punto di forza per eccellenza) dei romanzi di Carroll era proprio il nonsense. Cercare di fare qualcosa di diverso, di svecchiare tutte le rappresentazioni di questo materiale togliendo la mancanza di senso ad Alice è snaturarene lo spirito, l’essenza. Ed è per questo che mi sento di dire che l’Alice in Wonderland di Burton non è un film tratto dal romanzo, ma può benissimo essere visto come un sequel del film d’animazione Disney che tutti conosciamo. Il punto di partenza è quello, quella è l’idea che la sceneggiatrice ha voluto portare avanti nello scrivere questa storia.

IL SEQUEL DELL’ALICE DISNEYANA

alice_disneyNel “primo capitolo” dell’Alice disneyana vediamo una bambina che annoiata dalla vita di tutti i giorni fugge in un suo mondo di fantasia dove tutto è meraviglia, in un mondo dove gli incontri non sono mai banali e scontati ma dove tutto porta allo stupore. L’ottica è quella di una bambina di 9 anni e quindi anche il mondo che viene ricreato nella sua immaginazione rispecchia la sua età. Un Alice 19enne invece ha ben altri pensieri per la testa. Pur mantenendo la sua infinita immaginazione il mondo che crea nella sua mente non è più quello “creabile” da una bambina, con i suoi personaggi senza una logica, le emozioni esasperate, la paura di essere lontana da casa. Il mondo che si può creare nell’immaginazione di una ragazza che diventa donna è più razionale, più logico. Ed ha quindi senso vedere in questo secondo capitolo una strutturazione più marcata della vicenda, una conoscenza più approfondita e reale dei personaggi, un background emotivo per questi. Come ha senso l’avere più coscienza del bene e del male, delle cose che ci circondano. Ecco perché il cappellaio e tutti gli altri personaggi ottengono un nome proprio, ecco perché ci vengono dati assaggi della loro storia personale quasi a sottolineare che i protagonisti del sogno hanno un loro passato e avranno un loro futuro, non sono un mero non-senso nel qui e ora. E soprattutto Alice durante questo nuovo viaggio cresce tramite queste esperienze, non si lascia semplicemente intrattenere da questi incontri ma comprende da loro, capisce chi è, cosa vuole, e rafforza la sua volontà.

LE VICENDE DEL FILM

alice_in_wonderlandNonostante possa comprendere e capire le motivazioni della Woolverton nello scrivere la sceneggiatura, non posso certamente elogiarla per il lavoro fatto. Palese è che chi scrive non pensa solo a cosa scrivere, ma dà più di un occhio alle idee e agli orientamenti del suo mecenate, in questo caso la beneamata Walt Disney Picture. E la Walt Dinsey fa cartoni per bambini, belli sì, piacciono anche agli adulti, ma pur sempre storie che devono piacere soprattutto ad un pubblico piccolo (e lo dico io che amo alla follia film come “La bella e la bestia” o “Il re leone”). La storia (togliendo il fatto che si tratti di Alice) sa di visto e rivisto, di scontato. La regina cattiva, la profezia che preannuncia tempi migliori, la ricerca di un paladino che non sa di essere il predestinato per salvare il mondo (e che all’inizio è titubante ma poi si convince), la spada magica che sa quello che vuole ecc…obiettivamente non posso dire che si tratti di una bella storia.E’quanto di più scontato ci sia, siamo ai livelli di Avatar (e lo dico proprio negativamente). Ma si tratta di un film Disney, quindi ci sta. I personaggi sono tutti monodimensionali (certo, gli si dà una certa personalità ma comunque i buoni sono buonissimi e i cattivi cattivissimi) e vi è un buonismo imperante che trovo a tratti irritante (il bello della storia di Alice è soprattutto che questa poraccia è lanciata in un posto dove tutti sono matti e dove nessuno sembra darle intenzionalmente un aiuto). Ma si tratta di un film Disney, quindi ci sta. C’è nei titoli di coda una canzone di Avril Lavigne (che sinceramente non so che diamine centri con Tim Burton) come una compilation di altre canzoni “ispirate” al lungometraggio di idoli dei teen ager. Ma è un film Disney, quindi ci sta. Il finale (straziante direi) dove la piccola Alice improvvisamente si risveglia donna in carriera e capisce di avere un futuro come imprenditrice? Terribile,irreale ed estremamente happy ending scontato…ma è un film Disney, quindi ci sta.

BOCCONI AMARI

deliranzaQuanta roba deve mandar giù un fan di Burton! Questo non è un suo film…il 3D?Non è burtoniano (e l’ho trovato peraltro assolutamente inutile e fastidioso in questo film). Lui si è sempre battuto per dare realtà ai suoi lavori, si pensi al di là della mancanza di effetti speciali nei suoi film al suo amore per la stop-motion di “Nightmeare before Christmas” e “La sposa cadavere”, certamente in controtendenza con gli ultimi film d’animazione tutti computerizzati. Il buonismo, la storia scontata?Non sono burtoniani. Vedo insomma una forte mano della produzione pronta a imporre, a obbligare. Del resto una casa di produzione come la Disney non spende milioni e milioni di dollari se non è sicura del risultato. Hanno voluto fare un film andando sul sicuro con sceneggiatura “bloccata” (piace necessariamente a un certo pubblico), regista in voga (dico haimé perché rimpiango i tempi di “Ed Wood”) , risultato assicurato. E vedendo i primi risultati al botteghino hanno visto veramente giusto! Da parte sua Burton questa volta si è lasciato decisamente prendere la mano. Forse dopo un film come “Sweeney Todd” (che ho trovato geniale e autorialissimo) aveva necessità di recuperare quel pubblico trovato con “La fabbrica di cioccolato” (che peraltro come film aveva ben altro profilo a parer mio). Forse ha voluto sperimentare qualcosa di nuovo (questo maledetto 3D, queste nuove tecnologie) . Forse voleva qualcosa da far vedere ai suoi bambini come han fatto Besson con “Arthur e il popolo dei minimei”, Rodriguez con gli “Spy Kids”, come sta facendo M.Night Shymalan con “L’ultimo dominatore della terra” ecc…registi vi prego, non fate bambini!E spiace perché si è dimenticato come la Disney aveva bocciato il suo “Nightmeare before christmas” per poi mettere il suo marchio al posto di quello di Touchstone non appena questo era diventato cool. Disney, una fabbrica di sogni e di denaro…che non rischia, che ci mangia sopra, che cerca il politically correct. E dopo queste doverose (lunghe) premesse, il film…

(…e qui parlo finalmente del film! 😀 )
BURTON – HORROR, FANTASTICO, TRASH E IRONIA

Al di là di quanto detto finora bisogna ammettere che, nei limiti e nello steccato estremamente statico che la casa di produzione di Topolino ha imposto al regista, siamo di fronte a un bel film e ad un buon lavoro. Un ottimo compito a casa insomma.

Una delle cose che ho apprezzato di più è che il regista sia riuscito a far valere la sua poetica nonostante tutto tramite l’ironia. Se dovessi descrivere Burton in poche parole direi horror, fantastico, trash e ironia. La sua ironia un po’ kitsch si vede chiaramente nel film, in alcuni sguardi, in alcune freddure, in un pizzico di cinismo che fa sorridere. E il regista è solito modificare alcuni piccoli tratti dei dialoghi per dare la sua impronta (l’esempio che mi piace di più è la frase “Tutto in questa stanza è commestibile, anch’io lo sono…ma questo si chiama cannibalismo” in “La fabbrica di cioccolato”).

Non è poi una novità che Burton sia sempre stato attratto dalle immagini, sono la base dei suoi film. E in questo Alice in Wonderland è un film come se ne vedono pochi. Le ambientazioni del sottomondo (come viene chiamato) sono spettacolari, lasciano a bocca aperta. I particolari sono tutti controllatissimi ed estremamente efficaci, visivamente non c’è un fotogramma fuori posto.E di questo bisogna prenderne atto. Soprattutto il castello della Regina Rossa merita particolare interesse. Anche i costumi della ormai spalla del regista Colleen Atwood sono meravigliosi e prendono in pieno lo spirito del film.

Le ambientazioni risentono ovviamente della vena dark del regista (soprattutto mi è rimasto impresso il bosco di notte…burtoniano classico!) come il tocco al limite dell’horror/grottesco nell’aspetto dei personaggi. L’attenzione va soprattutto al cappellaio matto johnny depp con il suo classico cerone bianco e le occhiaie sotto occhi verdi ingranditi. L’espressività è quella del muto espressionista (tipico di Burton) con una mimica certamente sopra le righe ed iper espressiva. Non mi è piaciuto il tentativo di imputare la sua pazzia alla cattiveria della regina rossa, come del resto alcune uscite buoniste di Alice nei suoi confronti. Ma questo è ancora imputabile alla sceneggiatura e al mio gusto personale, io avrei preferito un cappellaio matto e basta, non un cappellaio matto ma buono e con criterio…in questo riuscitissimo è il personaggio della Lepre Marzolina che rimane pazza dall’inizio alla fine, in tutte le sue uscite e in tutto cioè che fa/dice.

regina_rossaIl personaggio che mi è piaciuto di più è senza dubbio la regina rossa, interpretata magistralmente dalla compagna del regista, Helena Bonham Carter. Al di là del vestito e del trucco riuscitissimo l’idea di farle una testa enorme è visivamente (ma non solo) vincente. L’effetto è straordinariamente reale e non cadeva mai nell’artificioso. Ho adorato i suoi sguardi, il modo di parlare e il suo generale atteggiamento. Tuttavia anche qui c’è stata una bella scivolata (sigh!) a fine film con lei che mostra che la sua cattiveria era derivante dall’invidia verso la sorella che era stata la preferita dei genitori. Un altro buco nella sceneggiatura per me, una frase inutile. Il personaggio andava bene così a parer mio, bidimensionale come alcuni personaggi di Sergio Leone. Credo che o decidi di utilizzare un altro registro e allora vai ad indagare la personalità e le motivazioni caratteriali dei personaggi dall’inizio e in maniera approfondita o tenere un personaggio statico per poi dargli questo spessore ricercato in una frase finale, francamente lo trovo stupido.

Non mi è dispiaciuta nemmeno la Regina Bianca (Anne Hathaway), con quel suo fare da madama sopra le nuvole e quei movimenti quasi di continua danza. Si poteva benissimo caratterizzarla come la più “umana” e sensata di tutti (rappresentando in un certo senso il sommo bene nella storia) ma non si è caduti in questo rendendola comunque se non pazza, quantomeno particolarmente strana.

Alice non mi è invece piaciuta molto…non tanto per l’interpretazione della debuttante Mia Wasikowska ma per le parole che le sono state messe in bocca. Rappresenta al massimo tutta la retorica del film, con il suo interesse dal buon cuore verso tutte le altre creature, con il suo pensare di essere in un sogno (cosa vista e rivista milioni di volte) e con le terribili frasi nello scontro con il drago per far capire allo spettatore che certe cose sono impossibili solo se credi che lo siano. O un tema lo si sviluppa bene dall’inizio (ripeto), o è inutile mettere una frase buttata così per fare la morale alla fine. Gli altri personaggi fantastici visivamente sono molto belli e nel contesto molto riusciti. Avrei qualcosa da ridire sul brucaliffo che mi è diventato il saggio del villaggio…ma per piacere!Tutti coalizzati per aiutare Alice e salvare il mondo…rimpiango Sweeney Todd dove non è certamente il buon sentimento esasperante ad essere al centro dell’attenzione.

Simpatici sono anche i tratti un po’ più horror sui quali il regista ha spinto…mi riferisco a qualche occhio che viene infilzato e al fiume di sangue con le facce galleggianti dei cadaveri intorno al castello della regina rossa. Certamente immagini che rimangono e che faranno parlare ma che vedo più come un messaggio del regista verso i fan affezionati alla sua produzione più dark. Certo è che da un film Disney non ci si poteva aspettare qualcosa di più cupo…Burton è stato calibrato il giusto con il suo lato oscuro soprattutto a fronte della casa di produzione e della sceneggiatura. Se volete vedere un Burton Dark guardate Sleepy Hollow, Sweeney Todd o Batman returns!

Tirando le fila nel complesso è un film godibile, basta ricordarsi nel momento dell’entrata in sala che è un film della Disney. Lo consiglio in 2D se non altro per risparmiare quei 4 euro di sovrapprezzo assolutamente inutili in questo caso. L’impronta non è certamente burtoniana ma la sua mano da abile regista si vede, soprattutto per l’aspetto visivo. Ha insomma fatto un ottimo lavoro per la casa di produzione e per il target del film, ha creato una miniera d’oro di cui lui sa di avere le chiavi e che a volte utilizza. Ma se volete vedere il vero Burton, quello che non piace alle ragazzine, quello più autoriale senza se e senza ma credo bisognerà aspettare il suo prossimo film, Dark Shadow, tratto da una famosa serie televisiva di mostri degli anni 60. Voglio vedere se per questo si creerà una compilation con Avril Lavigne…

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ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.