Alfabeto Monicelli

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Tutto il mondo e il cinema del grande regista scomparso.Nel mensile di informazione cinematografica Ciak numero di Gennaio 2011 si trova un articolo dedicato al grande regista Mario Monicelli scomparso il 10 novembre scorso.
Vorrei riportare qui i suoi contenuti che trattano della sua vita ma anche del suo lavoro e sono elencati tramite parole chiave (all right reserved).

ciak

ARLECCHINO: diceva che le sue commedie avevano origine nel patrimonio dei teatro dell’arte e che alla base della prima sceneggiatura c’era la maschera affamata di Arlecchino.

ARTIGIANO: il cinema per lui era un fine artigianato, come una bottega rinascimentale in cui ciascuno dava il meglio e alla fine il regista radunava gli elementi.

ATTRICI: era uno dei cineasti il cui primo comandamento era: mai relazioni sentimentali con le attrici.

BRANCALEONE: il grammelot latino medievale maccheronico inventato dal regista con Age e Scarpelli portò al trionfi i due film di Brancaleone, storia di un gruppo di balordi e gaglioffi vanagloriosi che ribaltarono, nolenti i professionisti, l’immagine scolastica del medioevo imparato a scuola.

BRILLANTI: in almeno due casi trasformò radicalmente le carriere di due attori avviati sul registro drammatico, scoprendone le potenzialità brillanti: dal scespiriano solito ignoto Gassman alla “incomunicabile” Monica Vitti che con La ragazza con la pistola diventò star della commedia, registro con cui aveva debuttato in teatro.

CARATTERISTI: erano i comprimari del cinema comico anni ’50 e Monicelli ne scoprì di memorabili nei Soliti Ignoti, dal siciliano Ferribotte (il cameriere sardo Tiberio Murgia) a Capannelle, ma anche la Cardinale gli deve l’inizio della carriera.

CENSURA: si accanì contro Monicelli con 80 tagli, anche nel dialogo, di Totò e Carolina, causato di vilipendio alle forze dell’ordine e di non condannare una ragazza in fuga.

CIMITERO: In Totò cerca casa sul problema degli alloggi, Monicelli nel ’49 faceva trovare un’abitazione a Totò in un cimitero con corredo di fantasmi.

COLONNELLI: fu tra i pochi a denunciare con Vogliamo i colonnelli le tentazioni del golpe neo nazista nell’Italia dei primi anni ’70. Si ride amaro.

COMMEDIA ALL’ITALIANA: il riconosciuto maestro, autore del capostipite I soliti ignoti, il primo gruppo di simpatici perdenti che torneranno così spesso nel suo cinema che amava da sempre solo i perdenti. Diceva commedia italiana, tagliava quella particella “alla”, pleonastico complemento peggiorativo.

COMPAGNI: girato nel ’63, all’alba del centrosinistra, il bellissimo film sugli scioperi tessili nella Torino di fine ‘800 uscì in anticipo sui tempi, ma oggi è studiato a scuola.

DESERTO: l’ultimo ciak lo diede per le Rose nel deserto nel 2006, storia dei soldati italiani impegnati nella campagna d’Africa, dopo aver sopportato una lavorazione con il caldo tropicale e restando il più “giovane” di tutto il set.

DISPONIBILITA’: uno dei pochi sempre pronti a darti un parere, rintracciabile senza il telefonino, gentilissimo e disponibile nel profondo e capace di ritrovare sempre la cosa giusta nella sua grande memoria storica.

EPISODI: si divertiva con gli episodi, firmò il primo di Boccaccio 70 che, per ragioni di lunghezza, fu tagliato, lasciando l’amarezza del lavoro inutile. Ripescato in dvd.

FAMIGLIA: cantore di famiglie strette e larghe, popolari e radical chic, anche quasi monosessuale (Speriamo che sia femmina), Monicelli arrivò a dire tutta la verità e nient’altro che la verità nel piccolo capolavoro Parenti serpenti. In prima persona ebbe due mogli e tre figli, ma la sua vera famiglia era quella del nostro cinema anni ’50.

MAESTRO: guai a chiamarlo così, Monicelli reagiva sempre non rispondendo.

PASTA E CECI: il leggendario e geniale finale dei Soliti ignoti che invece di godersi i frutti della rapina finiscono per mangiare pasta e ceci.

RETORICA: con un film, La grande guerra, Leone d’oro a Venezia ’59, cambiò segno alla retorica dell’amor patrio costruendo un monumento ai due soldati comuni Sordi e Gassman, eroi per forza e per caso. Ma non vigliacchi.

RIVALITA’: giocava alla rivalità con De Oliveira che era sempre il più vecchio; ma alla fine gli ha fatto la mossa segreta e alla fine la moglie dice oggi: ha vinto lui.

RIVOLUZIONE: l’unico che ancora oggi aveva il coraggio di proporla, ma non per finta: per farla. Capace di intimidire anche Santoro nell’intervista di AnnoZero. Lontano dal Pd aveva in simpatia Nichi Vendola.

SORDI: un grande attore che attorno a lui ebbe tre exploit: La grande guerra, Il marchese del grillo e Un borghese piccolo piccolo sul cui personaggio di giustiziere però Albertone era quasi d’accordo mentre il regista tentava di convincerlo, inutilmente, a prendere le distanze.

STENO: fu l’amico e il complice del primo tempo della sua carriera e con cui firmò Vita da cani, film su una compagnia di rivista girato in concorrenza a Luci del varierà.

SUICIDIO: suicida il padre antifascista nel ’45, suicida lui la sera piovosa di un lunedì di novembre 2010: alle nevrosi aveva dedicato Il male oscuro tratto dal romanzo di Giuseppe berto.

TEATRO: amante del teatro (curò in terza età alcune regie) trovava in palcoscenico alcuni dei suoi attori. E amava la rivista tanto che fu l’unico a ricomporre al cinema in Risate di gioia la fantastica coppia del varietà anni ’40 Magnani-Totò.

TRENO: memorabile in Amici miei la zingarata dei cinque ragazzi che prendono a sberle i viaggiatori del treno in partenza.

UMORISMO: il gusto di guardare la vita corretta con quel tipico umorismo del commediante che aveva il piacere della tavola ma che più che per la compagnia che per il cibo. Era un uomo da trattoria, dotato di una prodigiosa memoria.

UOVA: da quando era tornato a vivere da solo, a 90 anni, aveva l’ossessione di non riconoscere quelle fresche.

VIAREGGIO: Viareggio, classe 1915, ricorda i cinema della sua città quando da piccolo andava a vedere i film muti (citati in Eserciti di stile) e ci stazionava tutto il pomeriggio.

Fonte: Ciak Gennaio 2011

 

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