Ad occhi aperti

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ad_occhi_aperti“La Quinta è stata la più difficilissima […corretto dalla maestra]. Difficile e più dura anche. Prima di quest’anno c’era il mondo di Batman e le sue figurine e le tartarughe Ninja. Ora , la famiglia, gli amici e le ragazze…

Prima di quest’anno i bulli erano soltanto bulli e basta . I matti erano strani e i coraggiosi non conoscevano paure. Prima di oggi le persone che amavo non morivano. Per tutto l’anno ho cercato qualcosa , e soffrivo per quello che accadeva. E’ stato come vivere nel dormiveglia e svegliarsi. Solo ora ho gli occhi aperti.” La storia è molto semplice: un bambino di 10 anni si trova davanti a degli ostacoli prematuri per la sua età.

Il più importante e tragico è la perdita del nonno. Così, interrogandosi sulla sua scomparsa, inizia un nuovo viaggio, che lo porterà alla ricerca di Dio.

Chiunque , penso, si sia fermato a domandarsi e a porsi dei dubbi sull’esistenza del Padreterno. Pure un bambino di 10 anni. Magari alla ricerca di una risposta sincera, che lo rassicuri. Joshua (il protagonista) non vuole sentirsi dire che il nonno sta bene, che è in paradiso, che è felice. Vuole essere sicuro lui sia effettivamente la. Nell’aldilà.

Quindi per tutto il film vediamo il bambino domandare alle maestre, ai genitori, perfino al vescovo, ma nessuno sarà capace di riempire il vuoto che ha creato quella domanda dentro di lui.
Shyamalan è un regista grandioso. Riesce a far passare un film incredibile per una semplice commediola. Questo può sembrare masochista per certi versi. Che senso avrebbe nascondere il significato vero del film, per lasciare in evidenza una storiella quasi banale? La maggior parte della gente, che va al cinema per divertirsi, forse non coglierà nemmeno questo significato nascosto. A Shyamalan dispiace ma non importa. In “Ad Occhi aperti” vediamo come il regista è completamente persuaso dall’educazione cattolica che ha ricevuto fin da bambino (peraltro nella stessa scuola che troviamo nel film). E quindi potrebbe sembrare un elogio a Dio, alla chiesa e al mondo cristiano (in parte ovviamente lo è.). Ma il fatto importante è un altro. Come si può pensare di affidare ad un bambino di 10 anni il compito di indagare sull’esistenza di Dio? Questa affermazione di per sé mette i brividi. Ed il regista ne è compiaciuto (Ricordiamo il concetto di “Thriller” per Shyamalan, ripreso dal suo maestro e mentore A. Hitchcock).

E’ un qualcosa di veramente pesante, come un macigno che questo bambino probabilmente si porterà per tutta la vita, perché di per sè non c’è una risposta. Per questo esiste la fede.
Il concetto ,detto in maniera brusca, (i credenti non me ne vogliano) è semplicemente “credi o non credi”. E questo Shyamalan lo sa.

E mette in dubbio pure la religione stessa. “Rinuncia e fa rinunciare alla vista”. Ma perché?
E’ molto semplice. Vuole che ogni singolo spettatore arrivi ad una verità personale.
Una propria “passione” (detta in termini religiosi), che servirà poi a fine film per rinascere, nuovi, con un sapere in più. Il bambino del film compie questo processo. Ama suo nonno a tal punto da mettere in discussione la scuola, gli amici, la famiglia, il suo credo pur di scoprire la verità.
Il viaggio intrapreso dal bambino (Joshua) è il viaggio psicologico che ognuno di noi ha fatto ed affrontato durante l’infanzia, con ovviamente diversi ostacoli ed obbiettivi. La meta è una: la verità, che purtroppo , nella vita reale, non si riesce a raggiungere facilmente come nel film. Dio è un pretesto, per cosa? Per crescere. Il bambino , come si può ben capire dalla frase iniziale di questo scritto, si sente diverso, è cresciuto. Non pensa più ai giocattoli, ma ad argomenti da “grandi”. L’amore è diverso, ora lo tocca. Come il dolore, come la tristezza, come l’amicizia. Il bambino cresce e diventa uomo, a causa dell’avvenimento doloroso che ha permesso l’evoluzione del personaggio: la scomparsa del nonno. Ma a Shyamalan piace essere il profeta di turno, e come tale ci insegna: coloro che amiamo non si allontanano mai da noi, presenti o meno, aldilà o meno . Se lo vogliamo, ovviamente

Ad Occhi Aperti
(Wide Awake)
M.Night Shyamalan, USA-1996, 88′
VOTO (max 5)

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