30 giorni di buio

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Questa volta è stato un the Ed Wooder on demand: Pio, questa recensione è per te! Anche se potrebbe essere deludente 😅

Alaska, uno dei villaggi più a nord del mondo dove ogni anno per trenta giorni il sole non si leva. Un gruppo di vampiri ne approfitterà per attaccare gli abitanti, decimandoli e costringendo i superstiti a una terribile lotta per la sopravvivenza, nel buio e nella neve (myMovies)

Non posso dire di aver visto pochi film su vampiri. Come figura horror mi hanno affascinato dai tempi in cui da ragazzino guardavo Buffy The Vampire Slayer, e negli anni ho potuto vederli declinati nelle loro mille forme, partendo dal Nosferatu di Murnau, passando per il Dracula di Lugosi e poi Lee, tornando al classicismo Dracula di Bram Stoker e via discorrendo. In tutto questo l’appena citata serie di Joss Whedon ha avuto a mio modo di vedere una importanza epocale perché li ha “laicizzati” togliendone tutta la componente mistica e religiosa, facendoli essere dei “semplici” super-mostri con caratteristiche molto umane, lontani anni luce dalla croce che gronda sangue nel Dracula di Coppola. Si è persa tutta la magia nera, tutto il richiamo all’occulto e a Satana, ma si è riusciti a reinventare una figura rendendola adatta ad un pubblico di teenager.

I vampiri “moderni” compreso i presenti in questo 30 giorni di buio, partono proprio da questo presupposto: sono mostri succhiasangue che odiano il sole, ma di loro non si sa nulla, né perché esistano, né perché facciano quello che fanno. Sono semplicemente così. La cosa che vediamo in questo lavoro è una loro ulteriore “personalizzazione” o meglio una mescolanza con un’altra figura più che classica: lo zombie. Questi vampiri infatti oltre a fare i salti alla Avengers hanno qualcosa di nuovo: il nulla negli occhi e nella mente. Siamo abituati a figure interessanti per quanto maledette, mentre questi faticano a spiccicare parola, comunicano tra di loro solo con urli e urletti (che francamente a un certo punto stufano) e si lasciano la bocca sporca di sangue per giorni e giorni come se fossero degli animali: insomma, non hanno quasi coscienza di essere, se non vagamente il loro “capo branco”. A dirla tutta fatico anche a vederli come vampiri per quanto si discostano dalla mia tanto amata figura classica del Conte Dracula, e quell’aria da nobile che lo circonda.

Nel complesso della trama questo crea, più che un film sui vampiri, un film in tutto e per tutto alla “Notte dei morti viventi” o meglio ancora alla “Io sono leggenda” (uscito peraltro lo stesso anno): i protagonisti incastrati in un luogo da cui non possono scappare alle prese con dei pericolosi mostri che aspettano che tu esca dalla porta per attaccare. Nulla di nuovo insomma, e nulla che possa tenere in piedi due ore di pellicola, anche perché il regista ci fa fare conoscenza con le crudeli creature praticamente all’inizio, per poter dar loro il tempo di occupare e terrorizzare la città. L’effetto collaterale di questa scelta è che, “normalizzata” la situazione su quello che si voleva (vampiri ovunque e città sotto assedio) il film non riesce e del resto non può avere grandi slanci di trama, nel senso che dobbiamo assistere ad una serie di sequenze un po’ tutte uguali e un po’ ripetitive: tutti nascosti in un luogo, si cerca di uscire, scontro coi vampiri con annesso morto, nuovo nascondiglio. Naturalmente nel finale c’è (per forza!) un certo “cambio”, ma nulla che possa far parlare di un vero climax (e non commenterò l’ultimissima scena perché banalizza il finale del Dracula di Stoker).

Tuttavia non posso dire che registicamente sia fatto male, ed anzi, ci sono alcune scene soprattutto all’inizio che mi sono piaciute particolarmente sebbene palesemente atte a creare la tensione e un forte clima di ansia di quelli che ti puoi già aspettare cosa succederà. Mi è piaciuto anche il livello generale di splatter, ben realizzato e calibrato, come la generale fotografia della pellicola che non poteva che ricordarmi La Cosa di Carpenter. Il film non riesce però a dare quell’idea presente nel titolo dei “30 giorni”, nel senso che, complice anche la notte perenne, non c’è nulla che faccia percepire che gli avvenimenti sono spalmati in un mese, e non in una sola notte.

Nel complesso devo dire che l’idea iniziale (tratta da una serie a fumetti) non è per niente male, ma il film nonostante questo presupposto non riesce a trovare le giuste strade per un prodotto originale quanto basta per essere ricordato.

 

30 GIORNI DI BUIO
30 Days of Night
David Slade, USA – Nuova Zelanda 2007, 113’
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.