2001: Odissea nello spazio

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2001_odissea_nello_spazio.png Che senso ha fare una recensione per un film come “2001 Odissea nello spazio“? IlPIna vuole darsi la zappa sui piedi non avendo competenze per parlare come si deve di uno dei capolavori assoluti del cinema?

Nulla di tutto ciò cari wooders: visto che questo spazio è da e per AMANTI del cinema indipendentemente dalla loro competenza (nello specifico del mio caso dalla non-competenza), ho pensato che recensirlo con occhi semplici potesse essere di aiuto a coloro che lo guarderanno come me, da fan.

Cosa troverete in questo lavoro? Certamente quello che a mio parere è stato (ed è tuttora) il vero apice cinematografico della fantascienza. L’approccio di Kubrick infatti, seppure risalga all’ormai lontanissimo 1968 (e a guardare il film pensando a questa cosa vengono i brividi), è certamente il più realistico e verosimile mai utilizzato per questo genere di pellicole. Nessuna esplosione rumorosa nello spazio, niente effetti ultra-speciali: solo il silenzio dell’universo descritto con mirabile maestria in ogni inquadratura, con l’accompagnamento di inusuali (per ambientazione) valzer di Strauss. Il regista con il suo celebre perfezionismo certosino fa respirare lo spettatore dentro le tute spaziali degli astronauti, e lo abbandona a quel senso di riverenza verso l’infinito ignoto che solo i grandi silenzi possono descrivere in tutta la sua pienezza. Ottimi gli effetti speciali (vincitori del premio oscar), ottimi perché fatti in maniera tale da non indurre lo spettatore a capire dove siano ed ottimi perché mai invasivi e fastidiosi.

Ma il lavoro non si riduce alla sola fantascienza che diventa reale: lo spazio infatti racchiude in sé anche questioni più metafisiche come quelle sul senso dell’esistenza, sull’infinito, sui limiti dello spazio e del tempo, sull’origine delle cose. Kubrick non da una risposta a tutto questo, tuttavia affronta queste tematiche nella maniera che credo essere la migliore nel cinema: sollevando dubbi, creando il mistero, mettendo domande (non soluzioni) nella testa di chi guarda. Mi riferisco ovviamente all’ultima parte del film, quando il protagonista viene assorbito da un gigantesco monolite nero e vive una vera e propria “esperienza del terzo tipo”, dove il regista cerca di varcare in maniera visiva i limiti dello spazio e del tempo. Rassicuro tutti quelli che tenderanno a guardare la scena milioni di volte al microscopio sul fatto che un senso non c’è: lo stesso regista ha dichiarato che se qualcuno avesse trovato un senso in questa parte, significava che il suo lavoro era stato vano. L’obiettivo (raggiunto) era infatti quello di creare un’esperienza visiva e mentale fuori dal comune, in modo da dare l’idea dell’infinito e del mistero non svelabile della genesi e del senso del tutto. Ognuno poi ci vede, effettivamente, quello che vuole…

L’altra grande tematica affrontata, che rappresenta un po’ il cuore vero della pellicola, è la scienza. Nella prima celebre scena (quella dell’alba dell’uomo) la questione è estremamente chiara. L’uomo zoomorfo, l’uomo scimmia, entra fisicamente in contatto con il grande monolito nero rappresentante a mio parere il mistero della conoscenza e più in generale il mistero dell’universo stesso, e in questo contatto guadagna il suo status di essere pensante rappresentato dalla principale discriminante fra razza umana e animali: la scienza, l’utilizzo dei mezzi offerti dalla natura per i propri scopi. All’alba del genere umano il tutto si riduce all’uomo scimmia che dopo il contatto con la misteriosa pietra prende in mano un osso e lo sbatte violentemente per terra, per poi utilizzarlo prima per uccidere un animale e subito dopo per offendere un suo simile. La scienza è per definizione polivalente: utilizzata per aiutare l’uomo a sopravvivere alla natura, diventa presto anche strumento di male. Meravigliosa l’idea al termine della scena: l’uomo scimmia lancia nel cielo l’osso che si “trasforma” nella moderna astronave in orbita del 2001, a sottolineare come da quell’incipit si sia sviluppata la scienza nel corso dei secoli con le stesse caratteristiche e prerogative della sua genesi. Il discorso continua poi con quella che mi pare la “chiusura del cerchio”: l’intelligenza artificiale Hal (l’estrema evoluzione di quell’osso) si umanizza e diventa strumento di offesa cosciente delle sue azioni. La forza ambivalente della scienza finisce per sopraffare l’uomo, eliminandolo.

2001: Odissea nello spazio è un film da vedere e rivedere primo per rendersi conto di come alcuni registi a fine anni ’60 “mangiavano gli gnocchi in testa” (come si dice dalle mie parti) ai più odierni, e soprattutto perché ci parla pienamente e completamente di fantascienza: dalla sua genesi primitiva al fine ultimo di contatto con l’infinito-spazio e con l’infinito-tempo. Ottimo film, “Il big bang del cinema moderno” come disse Steven Spielberg.

2001: ODISSEA NELLO SPAZIO
2001: A Space Odyssey
Stanley Kubrick, Gran Bretagna, USA, 1969, 141′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.