12 anni schiavo

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12_anni_schiavo.png Io non capisco la giuria degli Oscar. O forse la capisco, e nonostante questo continuo a non volerla capire. Un lavoro che vince come “miglior film” deve avere una marcia in più secondo me. 12 Anni schiavo è senza dubbio un film buono, ma buono come ce ne sono molti altri.

La trama è questa: “Siamo negli Stati Uniti. Negli anni che hanno preceduto la guerra civile americana, Solomon Northup, un uomo di colore nato libero nel nord dello stato di New York, viene rapito e venduto come schiavo. Misurandosi tutti i giorni con la più feroce crudeltà ma anche con gesti di inaspettata gentilezza, Solomon si sforza di sopravvivere senza perdere la sua dignità. Nel dodicesimo anno della sua odissea, l’incontro con un abolizionista canadese cambierà per sempre la sua vita”.

Non ho moltissimo da dire su questo lavoro “in positivo”, nel senso che parlandone non si possono che tirare fuori soliti discorsi e soliti cliché sul tema. Il dramma della schiavitù dei neri viene riproposto questa volta dal punto di vista di un uomo di colore acculturato e libero, che a causa di circostanze nefaste vive per 12 anni come uno schiavo. Il che è se vogliamo un punto di vista nuovo sia per la trama in sé che appunto per il genere di protagonista presente.

Questa particolarità di storia e personaggio perdono però in maniera del tutto immediata di interesse. Già dalla prima scena Solomon diventa un “qualunque schiavo” con tutte le peripezie e le angherie subite del caso. Non si percepisce insomma quello che poteva essere un ulteriore senso di ingiustizia e frustrazione (vista la sua nascita da uomo libero), anche perché pensandoci la terribile condizione della schiavitù è ingiusta e frustrante in assoluto, indipendentemente dal tipo di persone che ne vengono colpite.

Detto questo, data come assodata questa particolarità, nel film si trova tutto quello che ci si può aspettare (e niente più). Tanta tanta sofferenza, tante lacrime, figli separati dalle loro madri, neri frustrati a sangue, ingiustizie, schiavisti per lo più monodimensionali e naturalmente cattivissimi (a riguardo una frase pronunciata da Paul Giamatti merita il premio per la scontentezza). Sinceramente non mi capacito dell’Oscar per la migliore sceneggiatura non-originale; sarei curioso di capire cosa abbiano trovato DI PIU’ in questo lavoro rispetto a molti altri. Non dico di fare il raffronto con il (solito) Il colore viola o l’ormai classico The Help, ma anche con film minori che trattano il tema dei neri nella società americana nel corso dell’800/‘900…davvero, cosa aveva questo lavoro che non abbiate mai visto/sentito da altre parti?

Una cosa la posso dire io, anche se non eleva la fattura di una pellicola davvero troppo classica e scontata: gli attori. Molto molto bravo il protagonista Chiwetel Ejiofor , ma soprattutto i sempre perfetti Michael Fassbender, Brad Pitt e Paul Giamatti. Né ingiuria né lode invece per Lupita Nyong’o, vincitrice per la sua interpretazione del premio Oscar come miglior attrice non protagonista.

Ottime come sempre le musiche di Hans Zimmer (dategli un altro Oscaaaar!) sia nelle parti melodiche che in quelle più ritmate e fuse con il sonoro (in alcune scene l’interazione tra i due era davvero ben fatta). Molto ma molto piacevoli le parti cantate dagli schiavi nelle piantagioni di cotone che riportano lo spettatore alle origini della musica gospel.
Buona la regia di Steve McQueen anche se la ritengo ANNI LUCE distante dal lavoro a mio modo di vedere incredibile fatto con Shame.

Quest’anno cari wooders sono destinato a fare l’outsider rispetto ai giudizi dell’Academy, a parte l’Oscar a Cate Blanchett come miglior attrice protagonista mi trovo in assoluto disaccordo per i due premi a questa pellicola come per quelli a Dallas Buyers club e a quello per La grande bellezza (anche se come ho detto 800.000 volte ne sono strafelicissimo). Staremo a vedere (se riesco a vederlo al cinema!) per Her di Spike Jonze…se non sono d’accordo nemmeno sull’Oscar alla sceneggiatura non originale per questo, direi proprio che io e l’Academy non andiamo d’accordo (o almeno quest’anno).

Il dubbio che vengano premiati film molto sentiti per storia e tematica, film che non osano e che possano “far parlare” molto, mi rimane sempre…

12 ANNI SCHIAVO
12 Years a Slave
Steve McQueen, USA 2013 (uscita italiana 2014), 134′
VOTO (Max 5)

About ilpina

ilpina
Creatore, curatore, amministratore, webmaster e in sostanza dittatore supremo e monarca assoluto di The Ed Wooder. Amo darmi alla latitanza quando il tempo me lo permette.